La Cruz del Sur. Poesia argentina contemporanea / 2: Estela Figueroa

Introduzione e traduzioni dallo spagnolo a cura di Camilla Marchisotti.

In piedi o seduta, da sola o insieme a uno dei suoi cani, mentre legge un giornale circondata dalle piante: molte delle fotografie che di lei si possono trovare in rete, ritraggono la poeta argentina Estela Figueroa (1946-2022) nel patio della sua casa di Santa Fe. Da quando ho iniziato a leggere le sue poesie, mi sono convinta che proprio lì, in quel patio che sono stata a lungo indecisa se rendere con “patio” o “cortile”, sia racchiuso il segreto della sua opera. Un’opera che la stessa Figueroa definisce, nella poesia programmatica dedicata all’amico poeta Inchauspe, «piccola» («Le nostre, amico mio, / sono opere piccole»), ma che tale può essere considerata soltanto in relazione al numero di libri che la compongono. In più di trent’anni di attività, appena quattro: Máscaras Sueltas (1985), A capella (1991), La forastera (2006), Profesión: sus labores (2016), riuniti dai tipi di Bajo la Luna nell’antologia El hada que no invitaron (2016). Oltre ad essere quantitativamente piccola, la produzione di Figueroa rimane coerente nelle sue preoccupazioni tematiche e formali, fatti salvi gli esperimenti (non sempre riusciti) con la poesia in prosa nell’ultima raccolta e un tono che, con l’avvicinarsi della vecchiaia, diventa sempre più funebre. Invita dunque chi vi si inoltra a leggerla organicamente, come se i quattro libri formassero un unico spazio testuale. Proprio il patio, non quello biografico ma quello poetico, che a volte sembra coincidere con la realtà intera («I lampi ritagliano il paesaggio / e sembra che la realtà finisca / dove finisce il patio»), costituisce un luogo-simbolo che, oltre a ricorrere ossessivamente nella sua poesia, riesce a spiegarne il funzionamento, fungendo sinteticamente da “figura” delle sue dinamiche più strutturali e profonde.

Né chiuso, né aperto, non più casa ma non ancora mondo, il patio è uno spazio che, proprio come la poesia di Figueroa, intrattiene una relazione porosa e ambigua con i concetti di “dentro” e di “fuori”, in tutte le possibili varianti di questa antinomia originaria. Un bias di genere potrebbe spingere a una lettura eccessivamente domestica, esagerando il peso o mal interpretando la funzione del primo polo, quello che più immediatamente si traduce nello spazio della casa e a cui viene tradizionalmente associata la cosiddetta scrittura dell’io, soprattutto se femminile. Il titolo dell’ultimo libro è, a questo proposito, emblematico e chiaramente sarcastico: Profesión: sus labores era un’espressione usata nei censimenti e nei documenti ufficiali per definire il lavoro domestico non retribuito. Figueroa – che fu poeta, docente, giornalista culturale, attiva in vari progetti per la promozione della lettura e coordinatrice di laboratori di scrittura nella sezione minorile del carcere di Las Flores e nella Universidad Nacional del Litoral – non ha problemi a includersi anche nel novero delle “donne stanche” che riordinano le stanze alla fine delle feste. Ed è innegabile che, spesso e volentieri, il soggetto della sua enunciazione poetica si situi nella casa, fino a stabilire la tipica identità tra quest’ultima e il corpo («Attraverso di lei mi muovo sicura / e la conosco come il mio corpo. / A nessuno verrebbe in mente / di contare quante dita ha»). Interessante, però, come questa equazione possa essere facilmente ribaltata dopo appena due giorni di assenza («Entrando / non ho riconosciuto niente / come se fossi una ladra») e come risulti percorribile nel senso opposto, questa volta negativamente: «Ci sono momenti in cui il mio corpo mi sembra / una casa abbandonata». Lo spazio interno oscilla dunque tra topofilia e topofobia, la casa-rifugio e la casa-prigione si alternano in un gioco costante di ribaltamenti e inversioni, che investe con la sua carica di contraddizioni ogni tematica affrontata, dal rapporto con l’eros a quello con i propri morti.

Tuttavia, i veri movimenti della scrittura di Figueroa non sono quelli che avvengono esclusivamente all’interno del perimetro domestico, bensì quelli che mettono in relazione questo interno già di per se stesso ambiguo con l’esterno. È spesso attivo, per esempio, il topos dell’invasione: la realtà esterna penetra, si intromette, invade; l’io viene rappresentato, in un testo ironicamente malizioso, come bucherellato: «Durante molto tempo / ho vissuto preoccupata per i miei buchi. / È che mi esasperavano: / se rimanevano vuoti si irritavano / se provavo a riempirli / resistevano. / Così mi era impossibile pensare a tutti. / E parlavo di piccole conche / di porte che si aprivano si chiudevano / di bicchierini di vetro incrinato». Sono numerose e diverse, le forme in cui la “realtà” (parola-chiave e titolo di una coppia di poesie tra le più belle dell’antologia) invade lo spazio interno: si va da quelle minime e animali (i testi pullulano di topi, scarafaggi, ragni, mosche, che possono essere presenze benevole, ma anche emissari di più grandi e metaforici fastidi), a forme più scopertamente politiche, sociali («Nella notte / spari / grida. / Una sirena di ambulanza. / Si direbbe / sia scoppiata una rivolta popolare»). Figueroa sta in casa, insomma, ma sempre con le finestre aperte, incorporando obliquamente nelle sue poesie i più importanti e spesso drammatici avvenimenti storici che hanno fatto da sfondo alla sua vita, dall’ultima dittatura argentina (1976-83) fino alla terribile alluvione di Santa Fe (2003). La casa, dunque, è soltanto il primo dei molti cerchi concentrici di cui si compone la sua realtà poetica e il fascino della sua scrittura, che funziona metaforicamente come un patio, sta nel modo in cui questi cerchi vengono messi in relazione tra loro. C’è, innanzitutto, la città, in cui si muove una donna che – proprio a causa della dittatura, che l’ha privata degli amici, morti o assenti – si autorappresenta come una vecchia signora un po’ alienata che «attacca bottone con gli sconosciuti / e cerca di parlare della sua vita / -un po’ maniacalmente- / anche sugli autobus». Nello scenario cittadino, l’io nebulizzato si “sparpaglia”, riconoscendosi nei vari luoghi della sua vita (l’ospedale dove nacque una figlia, il bar che fu scenario di una colazione felice in compagnia dell’altra, lo studio della psicologa, il supermercato), per poi ricomporsi con il ritorno a casa. Ma il respiro della poesia di Figueroa può arrivare a farsi quasi cosmico, passando, nel giro di pochi versi, dalla casa al mondo: l’io percepisce se stesso come «scivolando / da ovest a est / per il buco nero dello spazio»; i suoi sentimenti «circondano / i fianchi del mondo / come due grandi mani / le cui dita si sfiorano». Proprio il componimento che si apriva stabilendo un’equazione tra casa e corpo, si chiude con il soggetto che dorme «con la finestra aperta / in un letto grande e morbido / cosciente che il pianeta gira da ovest a est / a una velocità incredibile».

Il dentro e il fuori, la casa e la città, il soggetto e il mondo: sempre in tensione tra due poli si muove – contraddittoria, ironica, erotica – la poesia di Figueroa, non senza un certo dolore: «Un’assetata puledra galoppante / sono stata e anche / la cinghia che la trattiene: / questo è il segreto / del mio dolore». La scrittura dell’io e lo spazio domestico sono soltanto il punto di partenza di chi si propone ben altri obiettivi. Lo mette in chiaro, e fin da subito, il testo con cui si apre Máscaras Sueltas, che sfoggia un uso semplice ma quanto mai intelligente dell’enjambement: «Non è per parlare di me che scrivo / del glicine». Dopo una seconda negazione-affermazione («Non è per parlare del glicine / che lo paragono a una pioggia / e aggettivo questa pioggia»), Figueroa ci porta nel cuore del problema, cioè dentro a una poesia che, partendo dalla «casa tranquilla», vuole «fermare questo momento notturno», e va in cerca di «un ordine / che tutto comprenda». Il testo con cui si apre il primo libro non è il solo in cui la poeta santafesina si conceda a riflessioni metaletterarie. Se il patio, con la sua ambiguità spaziale, incarna bene quella liminalità che è la cifra suprema della sua scrittura e della sua vita (fu una poeta schiva, orgogliosamente provinciale e investita da una notorietà quasi postuma), una figura questa volta umana ci aiuta a comprendere quali siano gli strumenti per provare, quantomeno, a mettere in relazione quel “dentro/fuori” da cui siamo partiti. In uno dei testi a lei dedicati, una Emily Dickinson che è anche l’alter ego della poeta, siede alla scrivania davanti allo spazio-soglia della finestra, sui cui vetri si riflette il paesaggio. Figueroa immagina la sua autrice-feticcio, altra grande marginale della storia delle letteratura, nell’atto emblematico di aprirla, mettendo così in comunicazione l’interno e l’esterno: «Volubile contemplazione del convalescente / il fuori / e il dentro / uniti». A ricucirli è, come avremo già intuito, «la mano sottile che prende la penna / e sul foglio bianco / scrive». L’ago-e-filo della scrittura.


El hada que no invitaron. Obra poética reunida 1985-2016, Bajo la Luna, 2016

Da Máscaras Sueltas (1985)

No es para hablar de mí que escribo
de la glicina: cayó
su lluvia ligera
azul–
violácea–
celeste.

No es para hablar de la glicina
que la comparo con una lluvia
y adjetivo esa lluvia.

Es para detener este momento nocturno:
la casa en calma
y los pensamientos que ennoblecidos velan
por un ordenamiento
que lo abarque todo.

*

Non è per parlare di me che scrivo
del glicine: è caduta
la sua pioggia leggera
azzurra –
violacea –
celeste.

Non è per parlare del glicine
che lo paragono a una pioggia
e aggettivo quella pioggia.

È per fermare questo momento notturno:
la casa tranquilla
e i pensieri che ingentiliti vegliano
su un ordine
che tutto comprenda.

*

Estremecido de luz
el aire que llenaba
los espacios abiertos
me tocaba
y todo – el recuerdo
de mi casa vacía
y lo que allí veía –
me llevaba al poema:
los árboles tranquilos
las calles húmedas
el agua fresca del río.
Y el poema era eso:
vacío de hogar
quietud de árbol
hospitalidad de la calle
prodigalidad del río.

*

Tremante di luce
l’aria che riempiva
gli spazi aperti
mi toccava
e tutto – il ricordo
della mia casa vuota
e di ciò che lì vedevo –
mi portava alla poesia:
gli alberi tranquilli
le strade umide
l’acqua fresca del fiume.
E la poesia era questo:
vuotezza di casa
quiete d’albero
ospitalità della strada
prodigalità del fiume.

*

Terminaron las fiestas.
Mujeres cansadas
reordenamos los cuartos.
Se vacían floreros
donde flores marchitas
cabecearon en el alba.
Botellas vacías son llevadas
a la pila del patio.
Manos despejan
mesas dispuestas
para lo cotidiano:
un costurero
un libro
un bolso
un papel.
En un rincón de la cocina
el tarro de basura
rebosa.

“Sostenme que me caigo
mi nuca está tan fatigada”.
Hubo amigos que llegaron y se fueron
como en un vértigo.
Hubo padres y hermanos con quienes se brindó
por el año que comienza
deseándolo
menos penoso que el que pasamos.
Y hubo desconocidos que besaron nuestras mejillas
y a quienes besamos, sin comprender,
en realidad, tanta efusión.

Pero no queda más rastro que el arbolito
en el cuarto de la niña
y un par de zapatos rojos en el mío:
anduve bastante.

No hemos llegado aún a la mitad del verano
y ya añoramos
los días del otoño
en que nada sucede.
El tedio de una lluvia entrevista
entre las hojas de los árboles
a través de cristales fríos
desde la intimidad de la casa.

*

Sono finite le feste.
Donne stanche
riordiniamo le stanze.
Si svuotano vasi
dove fiori appassiti
ciondolavano all’alba.
Bottiglie vuote vengono portate
al lavandino del patio.
Mani sgombrano
tavole pronte
per il quotidiano:
un cestino da cucito
un libro
una borsa
un foglio.
In un angolo della cucina
il cesto della spazzatura
trabocca.

“Reggimi che cado
ho la nuca tanto stanca”.
Ci sono stati amici, andati e venuti,
come in una vertigine.
Ci sono stati padri e fratelli con cui si è brindato
per l’anno che inizia
desiderandolo
meno doloroso di quello passato.
Ci sono stati sconosciuti che ci hanno baciato le guance
e che abbiamo baciato, senza capire
il perché di tante effusioni.

Ma non resta che l’alberello
nella stanza della bambina
e un paio di scarpe rosse nel mio:
ho camminato abbastanza.

Non siamo ancora arrivati a metà dell’estate
e già desideriamo
le giornate autunnali
in cui nulla succede.
La noia di una pioggia intravista
tra le foglie degli alberi
attraverso i vetri freddi
dall’intimità della casa.

*

La mala vida y la mala poesía van juntas.
¿Qué puedo hacer?
Desvelada me levanto
camino unos pasos por el patio.
Un pájaro solitario canta monocorde
la desgracia de la tormenta.
Los gatos hambrientos me rodean.
Tienen miedo.
Los dejo junto a mí les digo unas palabras.
Los relámpagos recortan el paisaje
y parece que lo real terminara
donde termina el patio.
Sentada en el suelo caigo en cuenta
de que cada momento que pasa me acerca más a algo
de lo que no quiero estar cerca.
Me levanto y me refugio en la casa.
Los gatos me siguen. No tengo
el valor de echarlos. Que duerman aquí.

¿Terminaré como Céline
muriendo solitaria
rodeada de diecisiete gatos?
¿Será en lo único en lo que nos parecemos?
¡ay, estrella de la suerte
no caigas tan lejos de mí!

*

La cattiva vita e la cattiva poesia vanno a braccetto.
Che posso fare?
Insonne mi alzo
faccio qualche passo nel patio.
Un uccello solitario canta monotono
la sciagura del temporale.
I gatti affamati mi circondano.
Hanno paura.
Li lascio accanto a me dico loro una parola.
I lampi ritagliano il paesaggio
e sembra che la realtà finisca
dove finisce il patio.
Seduta per terra mi rendo conto
che ogni momento che passa mi avvicina di più a qualcosa
a cui non voglio stare vicina.
Mi alzo e mi rifugio in casa.
I gatti mi seguono. Non ho
il cuore di cacciarli. Che dormano qui.

Finirò come Céline
morirò sola
circondata da diciassette gatti?
Sarà l’unica cosa in cui ci somigliamo?
Ah, stella della fortuna,
non cadere così lontano da me!

*

Detalles

Antes
cuando tu cara estaba cerca de la mía
mi mirada la recorría como se recorre un jardín
se detenía en cada detalle
-ampliándolo reteniéndolo-
una flor entreabierta
una cerrada
una hoja seca caída
una gota.
Era de esa manera como entrabas en mi vida:
entraba tu ojo más próximo
su color ágata
apenas bordeado por pestañas.
Entraba el perfil de tu nariz
tu mejilla imberbe una
cicatriz una oreja
casi tapada por el pelo castaño
el cuello claro.

De esos detalles estaba
hecho mi amor.
Y mi amor me rodeaba
como un collar rodea una garganta.

Ahora
cuando al atardecer oyendo
cantar las chicharras toco
mi cuello ya no está el collar.
Recuerdo aquel jardín:
es un jardín que ya no tiene patria.

*

Dettagli

Prima
quando il tuo volto era vicino al mio
il mio sguardo lo percorreva come si percorre un giardino
si soffermava su ogni dettaglio
allargandolo trattenendolo –
un fiore semiaperto
uno chiuso
una foglia secca caduta
una goccia.
Era così che entravi nella mia vita:
entrava il tuo occhio più vicino
colore dell’agata
appena circondato dalle ciglia.
Entrava il profilo del tuo naso
la tua guancia imberbe una
cicatrice un orecchio
quasi coperto dai capelli castani
il collo chiaro.

Di questi dettagli era
fatto il mio amore.
E il mio amore mi circondava
come una collana circonda una gola.

Ora
quando al tramonto sentendo
le cicale cantare mi tocco
il collo non c’è più la collana.
Ricordo quel giardino:
è un giardino che non ha più patria.

*

Antes de releer a Constantino Kavafis

Los ojos
dorados o castaños…
No.
Del color de las ágatas
vistas en soledad
a contraluz.
La nuca
todavía adolescente
contra mi boca.
¿Era amor
el sentimiento?
Me deshacía.
-Árbol en la tormenta
fui.
Pájaro
en el árbol.
Tormenta
fui-
Fui una yegua sedienta galopando
y fui también
la cincha que la detiene:
ese es el secreto
de mi pena.

*

Prima di rileggere Costantino Kavafis

Gli occhi
dorati o marroni…
No.
Colore delle agate
osservate in solitudine
controluce.

La nuca
ancora adolescente
contro la mia bocca.

Era amore
il sentimento?
Mi disfacevo.

– Albero nel temporale
sono stata.
Uccello
sull’albero.
Temporale
sono stata –

Un’assetata puledra galoppante
sono stata e anche
la cinghia che la trattiene:
questo è il segreto
del mio dolore.

*

Si tuviera papel blanco
si tuviera la mano fina
si tuviera un lápiz en la mano
si fuera la dueña de un
pequeño escritorio junto a la ventana.
Si en los vidrios de la ventana
reviviera el paisaje.
Si mi escritorio fuera de madera vieja y opaca.
Si sus cajoncitos tuvieran pequeñas llaves…

Un vestido antiguo -tan cómodo
pese a la complejidad del modelo-
y -como deslizándose- al borde del escote severo
antes del nacimiento de los senos
un camafeo sujeto por dos angostas
bandas de terciopelo…

Emily Dickinson
mojigata
jugueteando con el camafeo:
la dureza del material
entre los dedos algo húmedos
de sudor.
La mano fina
con dedos algo húmedos de sudor
por el calor de la siesta
abriría la ventana.
Y como el paisaje estaba ya en sus vidrios
el cuerpo —inclinado sobre el pequeño escritorio—
se asomaría —por así decirlo—
un poco al vacío.

Veleidosa contemplación del convaleciente:
el hacia fuera
y el adentro
unidos.

La mano fina tomando el lápiz
y sobre el papel blanco
escribiendo

*

Se avessi un foglio bianco
se avessi la mano sottile
se avessi in mano una penna
se fossi la padrona di un
piccolo scrittoio vicino alla finestra.
Se sui vetri della finestra
rivivesse il paesaggio.
Se il mio scrittoio fosse di legno vecchio e scuro.
Se i suoi cassetti avessero piccole chiavi…

Un vestito antico – così comodo,
malgrado la complessità del modello –
e – come scivolando – sul bordo della scollatura severa
appena prima che cominci il seno
un cammeo fissato da due strette
fascette di velluto…

Emily Dickinson
pudica
giocherellando con il cammeo:
la durezza del materiale
tra le dita appena umide
di sudore.
La mano sottile
con dita appena umide di sudore
a causa del caldo del pomeriggio
aprirebbe la finestra.

E visto che il paesaggio già stava nei suoi vetri
il corpo – inclinato sul piccolo scrittoio –
si affaccerebbe – per così dire –
un po’ sul vuoto.

Volubile contemplazione del convalescente
il fuori
e il dentro
uniti.

La mano sottile che prende la penna
e sul foglio bianco
scrive.

*

Enferma

Si es que la dulce estrella de la noche
deja caer su luz
y no la vemos
¿quién no se siente crédulo
para creer en un destino cierto
al que indagar
también con labios muertos?

Muertos porque no hablan…

¿Quién no se vuelve pobre
pobre de una pobreza inanimada
y quiere que por esos labios muertos
nos cuente el tiempo ido
cómo es que se fue?
¿Quién no se vuelve rico
de una riqueza turbia y estancada?
Cuando la dulce estrella de la tarde
deja caer su luz y no la vemos
quien está solo en casa
enferma más cuando las puertas crujen
porque nadie va a entrar.
Sordo: al canto de los pájaros
lo escucha y no lo entiende.
Mudo: su propio canto le es ajeno.

Tomando con cuidado las palabras
como a manos pequeñas
arma, disuelve versos
armándose de miedo contra el miedo.

*

Malata

Se è vero che la dolce stella della notte
lascia cadere la sua luce
e noi non la vediamo
chi non si sente credulo
per credere in più certa sorte
da indagare
anche con labbra morte?

Morte perché non parlano…

Chi non diventa povero
povero di una povertà inanimata
e vuole che con quelle labbra morte
ci racconti il tempo andato
com’è che se ne andò?
Chi non diventa ricco
di una ricchezza torbida e stagnante?
Quando la dolce stella della sera
lascia cadere la sua luce e noi non la vediamo
chi è solo in casa
di più si ammala quando stridono le porte
perché nessuno ci entrerà.
Sordo: al canto degli uccelli
lo ascolta e non capisce.
Muto: gli è estraneo il proprio canto.

Prendendo attentamente le parole
come a mani piccole
assembla e disfa versi
facendosi uno scudo di paura contro la paura.

*

Zumbido de una mosca

Como una noche de insomnio
debe ser el principio del largo viaje.
Tan duro el nuevo lecho, tan angosto.
Y el camisón de seda pegado
al cuerpo que no encuentra su sitio.

Allí no habrá compañero
a quien desvele mi inquietud.
Probablemente escucharé un llanto
el rumor de una conversación
el ruido de un auto
penetrando
por la ventana abierta.
Hasta que termine por acomodarme
como un feto en su vientre.

*

Ronzio di una mosca

Come una notte insonne
deve essere l’inizio del lungo viaggio.
Così duro il nuovo letto, così stretto.
E la seta della camicia da notte appiccicata
al corpo che non trova il suo posto.

Lì non ci sarà compagno
che la mia inquietudine risvegli.
Probabilmente sentirò un pianto
il mormorio di una conversazione
il rumore di una macchina
penetrando
dalla finestra aperta.
Finché non riuscirò a sistemarmi
come un feto nel suo ventre.

*

Momento ante una cama

Con una mano
la sostuve.
Bajo la sábana blanca
el colchón azul era
como todos los colchones.

Manchas de semen
manchas de sangre
formaban islas ocres
rojas
en un océano inmóvil.

Frágil pareció mi mano
y liviana la sábana
con la que volví
a cubrirlo.

Las islas
el océano
fueron entonces un campo nevado
donde mi mano
–extraño pájaro–
graznó torpemente
y se fue.

*

Momento davanti a un letto

Con una mano
lo reggevo.
Sotto il lenzuolo bianco
il materasso blu era
come tutti i materassi.

Macchie di seme
macchie di sangue
formavano isole ocra
rosse
in un oceano immobile.

Fragile mi parve la mano
e leggero il lenzuolo
con cui tornai
a coprirlo.

Le isole
l’oceano
divennero allora un campo innevato
su cui la mia mano

– strano uccello –
gracchiò goffamente
e se ne andò.

*

Sentimental

Mis sentimientos rodean
la cintura del mundo
como dos largas manos
cuyos dedos se rozan.
O como un elástico
demasiado tensado
que de pronto se corta.

*

Sentimentale

I miei sentimenti circondano
i fianchi del mondo
come due grandi mani
le cui dita si sfiorano.
O come un elastico
troppo teso
che all’improvviso si rompe.

*

Suspiro

Suspiro dentro de un vaso
que era para flores.
Un suspiro lo limpia.
Otro lo empana.

*

Sospiro

Sospiro in un bicchiere
che era per i fiori.
Un sospiro lo pulisce.
L’altro lo appanna.

*

Deseo

Déjame ser como el caracol
que temiendo ser pisado
de día se oculta bajo un techo de hojas
y de noche deja una estela brillante
en el patio liso de tus sueños.

*

Desiderio

Lasciami fare come la lumaca
che per paura d’esser calpestata
di giorno si nasconde sotto un tetto di foglie
e di notte lascia una stella brillante
nel patio liscio dei tuoi sogni.


*

No es más que una casa
clavada en el suburbio.
Una casa con su techo sus paredes
sus ventanas y sus puertas. Su historia.

Por ella me muevo segura
y la conozco tanto como a mi cuerpo.
¡A nadie se le ocurre
contar cuántos dedos tiene!
Así, no cuento cuántas cosas tengo en esta casa
pero tengo lo que necesito.
Preparo mi café, cocino mi comida
y mi lugar ante la mesa es siempre el mismo.

Si estoy contenta me siento en el patio
y me contagio de la frescura de las plantas.
Si estoy triste ordeno hasta que la tristeza es soportable.

La casa nunca está muy desordenada
y yo no paso demasiado tiempo en el patio
por lo que creo que la vida
me es al fin
benévola.
De noche duermo con la ventana abierta
en una cama grande y mullida
consciente de que el planeta gira de oeste a este
y a una velocidad increíble.

*

Non è che una casa
conficcata nei sobborghi.
Una casa con il suo tetto le sue pareti
le sue porte e finestre. La sua storia.

Attraverso di lei mi muovo sicura
e la conosco come il mio corpo.
A nessuno verrebbe in mente
di contare quante dita ha!
Così non conto quante cose ho in questa casa
ma ho quello che mi serve.
Mi preparo il caffè, mi cucino il cibo
e il mio posto a tavola è sempre lo stesso.

Se sono contenta mi siedo nel patio
e mi lascio contagiare dalla freschezza delle piante.
Se sono triste metto in ordine finché la tristezza è sopportabile.

La casa non è mai molto disordinata
e io non passo troppo tempo nel patio
per cui credo che la vita
mi sia in fondo
benevola.
Di notte dormo con la finestra aperta
in un letto grande e morbido
cosciente che il pianeta gira da ovest a est
e a una velocità incredibile.

da A capella (1991)

La mosca

Primero fue como la intromisión de una mosca en invierno.
Algo tan raro. Los ojos siguen el vuelo.
El oído trata de percibir el zumbido.
La mosca se detiene en la mesa
en la bombilla de luz. Desconcierta.

Después -esto se sabe-
una mosca en invierno puede anunciar tormenta.
Es peligro. Es
como un frío repentino sobre el pecho.
-Voy a enfermarme- se piensa.

Y el primer trueno es un escándalo.
No queda un vidrio sano. No hay
espejo donde mirarse.

Hay que cerrar la casa como cuando llega la noche.
Que sentarse como para abrir una carta.
Que acostarse como para recibir una enfermedad.
Que levantarse como para ir hacia la puerta
como si se hubiera escuchado que golpean.

*

La mosca

All’inizio è stato come l’invasione di una mosca d’inverno.
Così strano. Gli occhi seguono il volo.
L’orecchio cerca di percepire il ronzio.
La mosca si ferma sul tavolo
sulla lampadina. Sconcerta.

E dopo – si sa –
una mosca d’inverno può annunciare temporale.
È pericolo. È
come un freddo improvviso nel petto.

– Mi ammalerò – si pensa.
E il primo tuono è uno scandalo.
Non rimane un vetro integro. Non c’è
specchio in cui guardarsi.

Bisogna chiudere casa come quando arriva la notte.
Sedersi come per aprire una lettera.
Sdraiarsi come per ricevere una malattia.
Alzarsi come per andare verso la porta
come se avessimo sentito bussare.

*

Realidad I

Durante muchos años
viví preocupada por mis agujeros.

Y es que me exasperaban:
si estaban vacíos se irritaban
si intentaba colmarlos
se resistían.

Así
me era imposible pensar en todos.
Y hablaba de pequeños cuencos
de puertas que se abrían se cerraban
de copitas de cristal rajado.

Ahora que me concibo a mí misma resbalando
de oeste a este
por el agujero negro del espacio
me he despreocupado.

A quien tiene por costumbre resbalar
¿Le puede importar presentarse
con algunos agujeros
en casa de amigos?

*

Realtà I

Per molti anni
ho vissuto preoccupata per i miei buchi.

È che mi esasperavano:
se rimanevano vuoti si irritavano
se provavo a riempirli
resistevano.

Così
mi era impossibile pensare a tutti.
E parlavo di piccole conche
di porte che si aprivano e chiudevano
di bicchierini di vetro incrinato.

Adesso che penso a me stessa come scivolando
da ovest a est
per il buco nero dello spazio
ho smesso di preoccuparmi.

A chi ha l’abitudine di scivolare
può importare di presentarsi
con qualche buco
a casa di amici?

*

Realidad II

Puede ocurrir que la realidad
se presente de improviso.
Por ejemplo mientras camino
con mi hija menor de la mano
por los alrededores del barrio.
Puede ocurrir
que empiece a resbalar.

Sospecho que los niños
saben más de estos estados
que sus padres.
Ya no la llevo yo.
Ella me lleva.
¡Su pequeña mano
sostiene el mundo!

*

Realtà II

Può capitare che la realtà
si presenti all’improvviso.
Per esempio mentre cammino
con mia figlia minore per mano
nei dintorni del quartiere.
Può capitare
che inizi a scivolare.

Sospetto che i bambini
sappiano di questi stati
più dei loro genitori.
Non sono io a portarla ormai.
Mi porta lei.
La sua piccola mano
regge il mondo!

*

Mi cuerpo

Hay momentos en que mi cuerpo me parece
como una casa abandonada.

Y no sé si soy yo
o es mi fantasma
que ha entrado en él
por error.

*

Il mio corpo

Ci sono momenti in cui il mio corpo mi sembra
una casa abbandonata.

E non so se sono io
o è il mio fantasma
che ci è entrato dentro
per errore.

*

I

La cucaracha

La aplasté en el patio.

Al ver que se movía
creí que seguía viva.
Eran las hormigas arrastrándola.

Aceptar que lo que unos
pisan con desprecio
puede ser un manjar para otros.

II

Aprender de la dignidad del gato.
Mata la laucha
pero no se la come.

III

Porque ya no hablamos
me creo liberada de nuestra unión.
Es ingenuo.

Ambos tenemos el tesón
y la paciencia de la araña.
Puede permanecer un año escondida
y es un misterio saber qué la alimenta.

IV

Cuando pienso en la felicidad que me diste
me pregunto si no me comporté como el perro.
Mira agradecido
al que le tiró un hueso.

V

Molesto
Zumbo.
Pico.
Soy como el mosquito
cuando me enamoro.
Será por eso
que me cierran las ventanas.

*

I

Lo scarafaggio

L’ho schiacciato nel patio.

Vedendo che si muoveva
ho pensato fosse ancora vivo.
Erano le formiche
che lo trascinavano.

Accettare che ciò che alcuni
calpestano con disprezzo
può essere per altri cibo.

II

Imparare dalla dignità del gatto.
Uccide il topolino
ma non se lo mangia.

III

Visto che non ci parliamo più
mi credo liberata dalla nostra unione.
È ingenuo.

Entrambi abbiamo la tenacia
e la pazienza del ragno.
Può rimanere un anno nascosto
ed è un mistero sapere cosa lo alimenta.

IV

Quando penso alla felicità che mi hai dato
mi chiedo se non mi sono comportata come il cane.
Guarda riconoscente
chi gli ha tirato un osso.

V

Infastidisco.
Ronzo.
Pungo.
Sono come la zanzara
quando mi innamoro.

Sarà per questo
che mi chiudono le finestre.

Da La forastera (2007)

Principios de febrero

No.
El hermoso verano
no ha terminado aún.
Nos queda un mes para estarse en los patios
y descalzarnos
mientras charlamos
de esto y aquello
sin ton ni son.
Todavía habrá hombres de brazos tostados
en las calles
de la ciudad envuelta por la noche
brotada toda
como un lazo de amor.

No.
No me sostengas que no voy a caerme.
Solo se caen las estrellas fugaces
y yo –te dije–
quiero permanecer.

Un hombre es bueno para una noche.
Cuando amanece es un reflejo dorado
sobre la cama donde se toma café.
Y es agradable el olor que deja.
Dura todo un día.
Pero no toda la vida.

Luego hay que descansar.
El libro de Kavafis y el de Pavese
sobre la mesa de luz.
Hay que aminorar la marcha.
Sentarse un rato a solas
en el sillón del patio.
Mujeres: tendríamos
que aprender de los gatos.
¡Cómo agradecen el tazón
que rebosa de leche!

Falta para el otoño.
Que nos encuentre intactas.
Sin habernos negado
a estas pasiones
que cada tanto
asaltan.

*

Inizi di febbraio

No.
La bella estate
non è ancora finita.
Ci resta un mese per starcene nei cortili
e toglierci le scarpe
mentre chiacchieriamo
di questo e quello
senza capo né coda.
Ci saranno ancora uomini dalle braccia tostate
nelle strade
della città avvolta dalla notte
tutta in fiore
come un nodo d’amore.

No.
Non reggermi che non cado.
Cadono solo le stelle cadenti
e io – te l’ho detto –
voglio durare.

Un uomo è buono per una notte.
All’alba è un riflesso dorato
sul letto dove si beve caffè.
Ed è piacevole l’odore che lascia.
Dura tutto il giorno.
Ma non tutta la vita.

Dopo bisogna riposare.
I libri di Kavafis e Pavese
sul comodino.
Bisogna rallentare il passo.
Sedersi per un po’ da sole
sulla sedia del patio.
Donne: dovremmo
imparare dai gatti.
Come sono riconoscenti per la ciotola
che trabocca di latte!

Non è ancora autunno.
Che ci trovi intatte.
Senza esserci negate
a queste passioni
che ogni tanto
assaltano.

*

A Manuel Inchauspe,
en el hospicio

Las nuestras, mi amigo,
son obras pequeñas.
Escritas en la intimidad
y como con vergüenza.
Nada de tonos altos.
Nos parecemos a la ciudad
donde vivimos.

Perdiste tus últimos poemas
y yo casi no escribo.

De allí
esos largos silencios
en nuestras conversaciones.

*

A Manuel Inchauspe,
nell’ospedale

Le nostre, amico mio,
sono opere piccole.
Scritte in solitudine
e quasi con vergogna.
Niente toni alti.
Somigliamo alla città
dove viviamo.

Hai perso le tue ultime poesie
io quasi non scrivo.

Ecco perché
quei lunghi silenzi
nelle nostre conversazioni.

*

Naturaleza muerta

Tomates rojos
con una hendidura negra.
Limones amarillos
con pezones verdes.
Zanahorias erectas
papas ovales
bananas que yacen arqueadas.

Sexo sobre la mesa
donde amaso el pan.

*

Natura morta

Pomodori rossi
con una fenditura nera.
Limoni gialli
con capezzoli verdi.
Carote erette
patate ovali
banane che giacciono arcuate.

Sesso sulla tavola
dove impasto il pane.

*

Caminando bajo la llovizna en una noche de junio

Hasta en el extremo opuesto
del lugar donde vivo
me reconozco:
aquí
en esta casa
velamos a mi padre

enfrente la psicóloga
a quien le cuento
distintos avatares de mi vida.

Cruzando la calle el bar
donde con Virginia desayunamos
un domingo feliz
como pocos.

Desde la esquina veo
el sanatorio donde nació Florencia.
Más allá el supermercado
adonde voy por comida.

Mi vida
desparramada por la ciudad
volvió a juntarse
cuando volví a mi casa
esta noche de junio
en que llovizna.

*

Camminando sotto una pioggia leggera una notte di giugno

Anche all’estremo opposto
del luogo dove vivo
mi riconosco:
qui
in questa casa
abbiamo vegliato mio padre

di fronte la psicologa
a cui racconto
diverse vicissitudini della mia vita.

Attraversando la strada il bar
di quella colazione con Virginia
una domenica felice
come poche.

Dall’angolo vedo
l’ospedale dove è nata Florencia.
Più in là il supermercato
dove compro il cibo.

La mia vita
sparpagliata per la città
è tornata a ricomporsi
quando sono tornata a casa
questa notte di giugno
in cui pioviggina.

*

La mayoría de sus amigos
se fueron del país
en dictadura.

Los que quedaron envejecieron
junto con ella.
Unos cuantos han muerto.

Los encuentros entre sobrevivientes
son tristes
Hay demasiados ausentes.

De allí que ella
tan adusta en otros tiempos
cultive ahora el trato con desconocidos
y trate de hablar de su vida
–un poco maníacamente–
hasta en los ómnibus.

*

La maggior parte dei suoi amici
sono fuggiti dal paese
durante la dittatura.

Quelli che sono rimasti sono invecchiati
insieme a lei.
Alcuni sono morti.
Gli incontri tra i sopravvissuti
sono tristi.
Ci sono troppi assenti.

Ecco perchè lei
un tempo così austera
ora attacca bottone con gli sconosciuti
e cerca di parlare della sua vita

– un po’ maniacalmente –
anche sugli autobus.

Da Profesión: sus labores (2016)

Por la noche
tiros
gritos.
Una sirena de ambulancia.
Uno creería
que estalló la revuelta popular.

Me despierto
y pienso:
No.
Son los muchachos que engendramos
matándose
por un poco de droga.

*

Nella notte
spari
grida.
Una sirena di ambulanza.
Si direbbe
sia scoppiata una rivolta popolare.

Mi sveglio
e penso:
No.
Sono i ragazzi che abbiamo generato
ammazzandosi
per un po’ di droga.

*

Dormida

Sobre el airoso
planeta de tu ojo
sopla un viento
que no es el de este mundo.

*

Addormentata

Sull’arioso
pianeta del tuo occhio
soffia un vento
che non è di questo mondo.

*

Dimensión del tiempo (o a mi casa se entra por el patio)

Dos días fuera de casa
pueden ser una eternidad.

La tormenta asustó al gato
que quiso entrar a la casa.
Rompió la tela metálica
y se lastimó.
Las planteras rodaron por el piso ensangrentado.
Parte del árbol de mora se chamuscó.
La ropa se cayó de la soga.

Al entrar
desconocí todo
como si fuera una ladrona.

*

Dimensione del tempo (o a casa mia si entra dal patio)

Due giorni fuori casa
possono essere un’eternità.

Il temporale ha spaventato il gatto
che ha voluto entrare in casa.
Ha rotto la rete metallica
facendosi male.
Le piante sono rotolate sul pavimento insanguinato.
Una parte dell’albero di more si è bruciata.
I vestiti sono caduti dai fili.

Entrando
non ho riconosciuto niente
come se fossi una ladra.

*

Visita

Se fue del país apenas comenzó la dictadura.
Huyó como una rata y como una rata volvió. Alfonsinescamente.
A visitarnos.
Desde Barcelona había mandado cada navidad una tarjeta, dando por descontado que estábamos vivos.
¿Y ahora? Ahora quería hacer un libro de reportajes, quería saber, quería que le contáramos del padecimiento de todos esos años.
—: ¿Qué padecimiento? —le pregunté— Yo viví, tuve otra hija.
Mi sufrimiento no tiene palabras, es mío y me acompañará toda la vida. Tan mío como mis dos hijas.
En ese momento la pequeña lloró en el dormitorio. Estuve con ella un buen rato.
Cuando regresé se había ido.
Sobre la mesa, un libro suyo con una dedicatoria.
Si no hubiera sido por eso, hubiera pensado que fue un mal sueño.

*

Visita

Se ne andò dal paese appena cominciò la dittatura.
Fuggì come un ratto e come un ratto tornò. Alfonsinamente.
A farci visita.
Da Barcellona aveva mandato ogni Natale una cartolina, dando per scontato che fossimo vivi.
E adesso? Adesso voleva fare un libro di reportage, voleva sapere, voleva che gli raccontassimo la sofferenza di tutti quegli anni.
“Che sofferenza?”, gli chiesi, “Io ho vissuto, ho avuto un’altra figlia”.
La mia sofferenza non ha parole, è mia e mi accompagnerà tutta la vita. Tanto mia come le mie due figlie.
In quel momento, la più piccola si mise a piangere nella sua stanza. Rimasi a lungo con lei.
Quando tornai, se n’era andato.
Sul tavolo, un suo libro con dedica.
Se non fosse stato per quello, avrei pensato a un brutto sogno.


Foto di copertina: Virginia Russo