Pubblichiamo di seguito un testo dalla raccolta vincitrice per la sezione “Silloge poetica inedita” della quinta edizione del Premio Lo Spazio Letterario: La famosa catena di Lino D’Emilio.
Da quello che ho capito mi divido
in due metà, ma non come una mela
o come un libro, figura che non rende
per niente l’imbarazzo della cosa,
io abito una chiesa di fantasmi
tutti esplosi, ritagliati da me
come me, che nel tempo mi trapasso.
*
Poi la scena gli arriva da un altro universo, mentre scorre
i contenuti delle chat di famiglia.
Nel video si vede una versione in miniatura di se stesso.
Avrà 5 o 6 anni, è sul tavolo della cucina,
è in piedi, rapito da un discorso
imparato a memoria, col pullover improbabile dei bimbi
nelle foto anni 00. Non si coglie nessun altro,
il suo volto è l’unico a fuoco:
maniche di stoffa, braccia pelose e orologi o
anelli a tenerlo fermo nella parte, inchiodato a un palco assurdo
e orrendo nel ricordo, con la voce fuori campo
di una zia che addestra le parole
a ripetersi nell’obiettivo: basta per favore ve ne prego sarò buono cambierò,
“voglio essere un bambino vero”.
E si vede il suo doppione disperarsi seriamente
nella recita, crollare in ginocchio e incollarsi dentro a vita
l’idea di essere finto e
colpevole di ciò… infine lo vediamo
dimenare braccia e gambe in un balletto oscuro che gli apparterrà per sempre.
Di qua dallo schermo ha un sussulto, poi la mente viaggia altrove.
