Pubblichiamo di seguito un testo dalla raccolta vincitrice per la sezione “Silloge poetica edita” della quinta edizione del Premio Lo Spazio Letterario: Finestre di Francesco Deotto (Industria&Letteratura 2025).
8 maggio 2021
Due finestre non particolarmente degne di nota. Distanti, a occhio, un paio di metri l’una dall’altra, con, in mezzo, un pilastro in vista. Ciascuna, sempre a occhio, di un metro in larghezza per due in altezza. Non troppo sporche ma neanche splendenti, con una pianta di pothos e i davanzali in granito.
Offrono un panorama urbano ordinario ma non privo di interesse. Molte condotte d’aerazione. Una strada interna. Di fronte, un edificio esteso ma non molto alto, con lunghe terrazze un po’ ovunque, e qualcuno che vi si affaccia, ogni tanto, per una sigaretta o per prendere un po’ d’aria.
Sono al secondo piano del padiglione B dell’Ospedale Civile di Pordenone, il capoluogo della provincia nella quale sono cresciuto. Potrei sbagliarmi, ed è possibile che anche da piccolo ci sia già passato, per un esame, o per trovare un parente, ma quasi di sicuro è la prima volta che entro in questa struttura. Sono qui per accompagnare mia madre a una visita neurologica, dopo un episodio un po’ strano ma apparentemente non troppo preoccupante: una breve forma di assenza, di rallentamento, neanche un minuto, sono passati una decina di giorni, quando si è come fermata, sospendendo ogni movimento e risposta, mentre stava terminando di preparare il pranzo.
25 maggio 2021
Le stesse finestre dell’altra volta, una settimana dopo. Senza grandi sorprese, né particolari novità. In compenso, qualcosa è cambiato nella sala da cui si affacciano, a causa di qualcuno seduto ad aspettare, e delle sue scarpe: un paio di mocassini appuntiti alla Aladino, con le punte arrotondate e incurvate verso l’alto, bianche avorio con cuciture dorate. Non che si tratti neanche di una tipologia così fuori dall’ordinario, ma è come se proprio questo specifico paio fosse in grado di occupare lo spazio con una inusuale grazia, come se anche da ferme le sue parti non smettessero di seguire una loro danza, come se il volto e le mani del loro portatore non tradissero nervosismo e ansia.
Di nuovo, quindi, all’Ospedale di Pordenone, al Santa Maria degli Angeli, sempre al secondo piano del padiglione B. Questa volta per un elettroencefalogramma, il primo degli esami prescritti dalla neurologa.


